domenica 29 maggio 2011

Barcellona campione d'Europa, Manchester travolto 3-1


WEMBLEY,LONDRA- Il Barcellona si laurea campione d'Europa per la quarta volta nella sua storia,battendo 3-1,nella finale di Wembley,il Manchester United. Catalani in vantaggio al 28' con Pedro. Pareggio illusorio inglese con Rooney al 36'. Poi nella ripresa show dei blaugrana, che annientano lo United con le reti di Messi e Villa. Festa spagnola quindi,con la squadra più forte del Mondo che festeggia meritatamente. Alla fine scena bellissima,con i giocatori del Barcellona che fanno alzare la coppa come capitano ad Abidal,terzino francese che nemmeno due mesi fa veniva operato per un tumore al fegato e che ieri, ha giocato tutta la gara. Per lui una storia incredibile finita nel modo più bello. Ma ecco le emozioni della serata.
LA PARTITA- Wembley è gremito, ben 87 mila spettatori sugli spalti, con maggioranza inglese ma molti Catalani sono giunti nell'impianto leggendario della capitale inglese. Atmosfera da brividi nella fase di apertura del match. Il Barcelona, si schiera con il suo classico modulo, pronto a sfruttare un grande possesso ed innescare la "Trinidad" (Messi,Xavi e Iniesta). A sorpresa in campo,dicevamo,Eric Abidal a sinistra. Il Manchester fa affidamento alla sua ottima difesa, capitanata da Vidic e Ferdinand. Poi tanta corsa e qualità in avanti garantita da Giggs,dietro a Rooney ed Hernandez.
La sfida inizia con ritmi elevatissimi:il Manchester sa che per fronteggiare i rivali,deve attuare un gran pressing e per circa un quarto d'ora,la squadra di Ferguson mette in crisi i catalani.Hernandez e Rooney non concretizzano però alcune opportunità. Poi lentamente la pressione inglese si affievolisce ed esce,impetuosa, la classe del Barcellona. Iniesta e Xavi prendono in mano il centrocampo e regalano assist, ma Villa e Pedro non concretizzano. Ma al 28' proprio Xavi regala un assist strepitoso perPedro, il quale,solo davanti a Van Der Sar, non sbaglia. Barça in vantaggio. Lo United accusa il colpo e potrebbe capitolare, ma in una fase di stallo del match, al 36', su sviluppi di calcio piazzato,Giggs trova Rooney che pareggia inaspettatamente. Il primo tempo termina in parità, ma si vede chiaramente la superiorità del Barcelona. Superiorità che sarà a tratti imbarazzante nella ripresa. La squadra diGuardiola entra in campo con il piglio giusto: crea subito un paio di palle goal, prima che Messi, con una sassata (per la verità non irresistibile) di sinistro, buchi la porta di Van Der Sar. Al 56',blaugrana di nuovo avanti,grazie alla pulce. Lo show dei catalani continua:possesso palla,giocate strepitose,numeri di alta classe; lo spettacolo è davvero bellissimo. A calare il sipario sulla finale ci pensa David Villa al 71', con un destro a giro che fredda nuovamente il portiere olandese del Manchester. Il Barcellona continua a divertirsi e a far divertire fino al fischio finale di Kassai. La grande festa del Barcellona ha inizio, mentre c'è tanta delusione per il Manchester.
DA WEMBLEY A WEMBLEY-Il Barcellona vince così la sua quarta Coppa dei Campioni-Champions League della sua storia. Una corsa quella dei catalani partita dal 1992, proprio da Wembley, quando a regalare il primo titolo europeo ai catalani fu Kooman ai supplementari, contro una grande Sampdoria. Poi c'è da dire che l'Inghilterra porta bene agli iberici. Nelle ultime tre finali giocate e vinte, la squadra blaugrana ha battuto tre inglesi, partendo dal 2006, Arsenal, 2009, il Manchester e nell'ultima edizione appena archiviata ancora i Red Devils si sono inchinati al Barça. Guardiola batte il record di Mourinho,come allenatore piu giovane ad aver vinto due finali di Champions. Messi ha realizzato,con la rete in finale, il centesimo goal in due stagioni,davvero mostruoso. La squadra spagnola ha ormai una fluidità,un meccanismo perfetto difficile da inceppare.
BARCELLONA BESTIA NERA- Il Manchester perde la sua seconda finale a distanza di due anni e l'avversario ad alzare il trofeo è sempre il Barcellona. Dopo Roma 2009,anche Wembley è stregata per gli uomini di Ferguson. Lo stesso manager scozzese, vede sfumare il suo sogno di essere il primo tecnico a vincere tre Champions, anzi,viene raggiunto dal giovane Guardiola a quota due. Serata amara dicevamo per i Red Devils,comunque consapevoli di aver perso contro una squadra troppo forte. Serata di addio per Edwin Van Der Sar, che a 41 anni lascia il calcio, dopo la quinta finale di Champions League disputata. Per lui solo due successi, nel 1995, nell'Ajax contro il Milan e nel 2008, con la sua attuale squadra contro il Chelsea ai rigori,dove fu assoluto protagonista. Ferguson sa che la squadra ha dato il massimo, ma per competere contro questo Barça, c'è bisogno di tanto lavoro e di rinforzi sul mercato. Discorso che vale per tutte le altri grandi europee. Vediamo cosa accadrà nella prossima stagione, se qualcuno riuscirà a spodestare i blaugrana dal tetto d'Europa e del Mondo. Ma per ora onore al Barcellona.

sabato 28 maggio 2011


WEMBLEY STADIUM- LONDRA- La partita più attesa dell'anno finalmente è arrivata. Stasera alle 20.45, sul campo leggendario di Wembley,Barcellona e Manchester Unitedsono pronte per l'appuntamento con la storia.Due anni dopo la finale di ROMA, le squadre si ritroveranno nel faccia a faccia finale. Due squadre fantastiche,che hanno dimostrato di meritare un posto in finale. Due modi di fare calcio opposti: la grande difesa opposta ad un fortissimo attacco. E poi, la sfida dei campioni, Messi contro Rooney. C'è tanto da analizzare su questa gara e noi lo facciamo con ordine,cercando di darvi tutti i numeri e le curiosità del match.
Partiamo da quelli che sono definiti "favoriti" secondo molti addetti ai lavori. Il Barcellonadisputerà la settima finale di Champions della sua storia. Ha in bacheca già tre trofei,ultimo dei quali vinto nel 2009 proprio contro i "Red Devils". I Catalani sono costantemente tra le prime quattro in Europa, dal 2006, segno di continuità e di un progetto strepitoso. La forza dei Blaugrana è la manovra: un possesso palla mostruoso che riesce a scardinare le difese avversarie e a servire gli attaccanti nel miglior modo possibile. Ma occhio al Manchester: perchè se c'è un modo per impensierire gli spagnoli,quello ce l'ha proprio lo United. Il grande pressing ed una difesa ostica. Il Manchester ha subito solo quattro goal in questa edizione della Champions (tra l'altro tutti all'Old Trafford) e con un pressing spesso molto asfissiante,ha mandato in tilt le manovre offensive degli avversari. Arma,questa,che contro il Barça potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Gli inglesi arrivano alla quarta finale di Champions con Ferguson: nelle tre precedenti, due vittorie e una sconfitta nel 2009 contro gli avversari di stasera. Sir Alex Ferguson potrebbe entrare nella leggenda in caso di successo: essere il primo allenatore a vincere tre Champions League in carriera. ma anche Guardiola, in soli pochi anni di carriera in panchina,potrebbe arrivare già a due trofei,eguagliando il suo rivale Mourinho. A differenza del 2009,dove agli occhi dei tifosi c'era la sfida Messi-C.Ronaldo (stravinta dall'argentino), quest'anno l'antagonista principale della "pulce" è Wayne Rooney, anche lui presente nella disfatta romana del 2009. Allora i favoriti erano i Red Devils,che venivano dalla vittoria del 2008 (ai rigori sul Chelsea), ma sbatterono contro il primo Barcellona di Guardiola. Ora le carte in tavola si sono ribaltate ed i favori dei pronostici sono tutti per i catalani. Messi-Rooney,dicevamo,due modi diversi di attaccare: classe,rapidità,ingegno per il Pallone d'Oro, forza fisica,potenza, gran tiro per l'inglese, che corre tantissimo e aiuta spesso il terzino in fase di copertura. I due fuoriclasse sono accomunati dalla grande velocità, vedremo chi stasera sarà più decisivo per le sorti della sua squadra. Infine Wembley, stracolmo ed invaso dai vicini sostenitori del Manchester. Ma non mancheranno comunque i catalani, anche se hanno dovuto fare i conti con la nube del vulcano islandese che sta nuovamente ricoprendo i cieli europei. Arbitrerà il signor Viktor Kassai,un ungherese, che ha vinto lo sprint finale con l'italian Rizzoli. Chi sarà la squadra che succederà all'Inter? Lo sapremo tra poche ore quando la parola andrà ai protagonisti,sperando di vivere una gran bella serata di calcio.

giovedì 19 maggio 2011

L'Europa League è del Porto: Braga battuto 1-0


DUBLINO- Nella bellissima Dublin Arena, tutta esaurita ed invasa da oltre ventimila portoghesi, l'atto finale dell'Europa League 2010-2011 se lo aggiudica il Porto di Villas Boas. Decisivo un goal di Falcao al 45' del primo tempo. Serata contrassegnata da record, che noi vi citeremo di seguito. Ma prima ecco il racconto della gara.
LA PARTITA- Finale tutta portoghese, quella in scena a Dublino, con i grandi favoriti del Porto che vengono sfidati dallo Sporting Braga. La grande tradizione calcistica portoghese, contro la piccola realtà a 40 km da Oporto, a nord del Portogallo. Un derby a tutti gli effetti insomma. I numeri parlano chiaro, il Porto è stra-favorito: in stagione in campionato ha dato ben 36 punti al Braga, imbattuto, su 55 partite ha realizzato 120 goal (numeri mostruosi), con oltre 60 realizzati da Hulk e Falcao. Il Braga ha invece tutt'altri numeri: 55 partite con 60 goal realizzati e 56 subiti, numeri non tanto felici, ma in Europa League ha eliminato squadre come il Liverpool e il Benfica in semifinale ed è pronto a ripetersi con il Porto.
La partita inizia come previsto: l'emozione gioca brutti scherzi alle squadre che sono contratte. Il Braga si chiude dietro per poi ripartire, il Porto soffre e non trova varchi. Pochi tiri verso le porte, ma al 45' accade l'episodio decisivo. In fase di impostazione, il Braga perde palla a centrocampo, il Porto riparte e trova, con un gran cross di Guarin, solo in area Falcao che insacca la rete dell'1-0 che risulterà decisiva. Grande esultanza e primo tempo in archivio. Ma nella ripresa il Braga ha dopo 2', la grande chanches del pareggio: Fernando del Porto si fa soffiare il pallone al limite dell'area, Mossoro però davanti al portiere si fa ipnotizzare. Di fatto il Braga muore qua. Il Porto controlla la gara fino al 94' e alla fine può finalmente esultare il successo, bissando quello del 2003 ottenuto da Mourinho.
I NUMERI RECORD DEL PORTO- Fin dall'inizio, dalla fase a gironi, il Porto aveva dimostrato una forza strepitosa, strapazzando squadre importanti con goleade pazzesche. Ma non solo: ha eliminato il Siviglia con uno scarto micidiale e in semifinale il Villarreal rifilandole 7 goal, mentre ben 10 al CSKA Mosca ai quarti di finale. Falcao, bomber colombiano, ha ottenuto il record di reti segnate nel torneo con ben 19. Si trattava della settima finale di Coppa Uefa-Europa League disputata da due squadre della stessa nazione: per la prima volta due portoghesi, l'Italia, caduta purtroppo in basso, ha il record con quattro. Ma l'immagine della serata è sicuramente quella dell'allenatore dei Dragoni, Andrè Villas Boas.
LO SPECIAL TWO COME MOURINHO- Nasce come giornalista sportivo, che rimane ancora il suo sogno, ma studia tattica alla corte di Mourinho, tanto da divenirne "spia di avversari" all'Inter e ricevere incarichi da allenatore di secondo piano, prima della grande possibilità al Porto, a soli 32 anni. Li, Andrè, non si fa impressionare, vince Super Coppa di Portogallo a pochi giorni dall'insediamento, distrugge il campionato portoghese da imbattuto e alla prima occasione,vince una competizione europea. per lui "triplete"; eguagliato Mourinho, ma Villas Boas potrebbe addirittura superarlo, già domenica, nella Coppa di Portogallo, contro il Vitoria. Ma non solo, già lancia la sfida a Barça o Manchester, per la prossima Super Coppa Europea. Insomma, Villas Boas, a soli 32 anni, ha una grande carriera davanti. Ammette che emulare Mou, anche con la vittoria della Champions 2012 sarebbe impossibile, ma con qualche rinforzo, dice, può dire la sua. Infine dice che vuole allenare solo per un'altra decina d'anni, poi vuole rimanere negli studi a raccontare calcio come giornalista, perchè allenare è troppo stressante, anche se dopo annate del genere, è tremendamente esaltante.
Curiosità, Lo Special Two ha battuto già Mourinho, scalzandolo dal record di allenatore più giovane a vincere una competizione europea. Per chi lo vuole però, Juve su tutte, bisogna pagare una clausola rescissoria di 15 milioni di euro. Fin troppi direi, ma essere special comporta anche questo.

lunedì 9 maggio 2011

Ciclismo dramma al Giro d'Italia,muore Weylandt


RAPALLO- La terza tappa del 94° Giro d'Italia, quella da Reggio Emilia a Rapallo, rimarrà nella mente di tutti gli appassionati sportivi per molto tempo. Purtroppo non per imprese sportive epiche, delle quali ci sarebbe piaciuto poter raccontare, ma purtroppo la notizia principale è la tragica fine del ciclista venticinquenne Wouter Weylandt. L'atleta belga, è deceduto a causa di un trauma cranico procuratosi a causa di una caduta spaventosa durante un tratto in discesa, quando mancavano 25 Km al traguardo: la velocità era molto sostenuta e secondo molti corridori, il giovane ciclista è sbattuto con un pedale contro un muretto ed ha perso l'equilibrio, battendo pesantemente la testa sull'asfalto. Immediatamente ci si è resi conto della gravità della situazione; i soccorsi sono stati immediati, anche con l'invio di un elicottero del 118 da Genova. Ma le condizioni del ciclista sono subito apparse critiche e dopo una mezz'ora di lotta, con tentativi di rianimazione da parte dei soccorritori, non è restato altro che constatare il decesso del belga. Il ciclista, professionista dal 2005, aveva vinto lo scorso anno anche una tappa in volata al Giro d'Italia, una corsa da lui sempre molto amata. Faceva parte del Team Leopard; i suoi compagni sono stati visti distrutti dal dolore appena avuta la tragica notizia. Una pagina di sport che purtroppo nessuno sperava potesse andare in questa maniera.
A RAPALLO VINCE VICIOSO- Per la cronaca la terza tappa è stata vinta in volata da Vicioso, che ha regolato altri tre fuggitivi scappati via dal gruppo nella salita finale prima di Rapallo, "della Madonna delle Grazie". La nuova Maglia Rosa è David Millar, che l'ha strappata a Cavendish. Ma purtroppo, quella che doveva essere la Festa del Giro, si è trasformata in una tragica e triste giornata per lo sport.
Voglio ricordare Weylandt, inserendo come immagine il suo successo lo scorso anno al Giro d'Italia,corsa che nemmeno un anno dopo, gli è costata purtroppo la giovane vita.

Calcio: 18 volte Milan


Il Milan pareggia a Roma in uno dei due anticipi della 36esima giornata (2010/11) di serie A di sabato 7 maggio e conquista il suo 18esimo scudetto.

La squadra di Allegri aveva bisogno di un punticino per garantire la matematica certezza di gloria e cosi è stato.

Ricordiamo che anche se l'Inter raggiungesse il Milan e il campionato finisse a parità di punti, i rossoneri vincerebbero grazie ai risultati degli scontri diretti.

Insomma l'analisi dell'incontro all'Olimpico fa poco testo: missione compiuta e 10.000 tifosi rossoneri presenti nello stadio in assoluto delirio, felici di rivedere i propri beniamini sull'olimpo del calcio italiano dopo 7 anni.

Lo strapotere interista delle ultime stagioni termina a conclusione probabilmente di un ciclo e il Milan conferma invece l'ottima annata che li ha visti protagonisti non solo in campo.

Gli elogi vanno a tutti, a partire dalla dirigenza che ha puntato sul tecnico Allegri il quale ha ripagato immediatamente la fiducia datagli, andando in trionfo alla prima stagione sulla panchina della squadra.

Importantissime le scelte della società che ha riportato Zlatan Ibrahimovic in Italia, dopo la sua parentesi spagnola a Barcellona, ma anche Antonio Cassano che ha brillantemente sostituito unRonaldinho un po troppo sottotono nei suoi ultimi tempi in rossonero.

Il contributo è chiaramente di tutti: dalle ottime parate di Abbiati alla solida difesa dei vari Thiago Silvae Alessandro Nesta passando dai vari Seedorf, Ambrosini, Gattuso e tutti gli altri.

Una nota molto positiva è quella di Pato che ha brillantemente sostituito Filippo Inzaghi in attaccoed è entrato nel cuore di tutti i tifosi rossoneri, incluso quello di Barbara Berlusconi probabile futura presidentessa del club.

Insomma, le varie piazze sportive italiane saranno tinte di colori ronnoneri quest'anno

sabato 7 maggio 2011

Del Piero rinnova per un altro anno con la Juve



TORINO- Una delle storie d'amore più belle nel mondo de calcio, il "capitano giura amore eterno alla sua bella Signora". Stiamo parlando della storia d'amore tra Alex Del Piero e laJuventus. Storia che sembrava poter finire il prossimo 30 Giugno, a scadenza di contratto diDel Piero, ma l'amore verso quei colori,quei tifosi è stato maggiore da superare ogni tentazione: gli ingaggi super in USA o Emirati Arabi,la corte di Berlusconi e tanti altri dettagli. Ma il Capitano ha detto per il diciannovesimo anno (2011-2012) si alla sua Juve. Una storia iniziata dall'estate del 1993 e che porterà Pinturicchio a poter giocare nel nuovo stadio della Juve, il primo stadio di proprietà, la casa della juventinità. E non poteva mancare la sua presenza nel nuovo stadio, che verrà inaugurato in estate. Del Piero quindi realizza il suo sogno, riducendosi lo stipendio più del doppio. La bandiera della Juve percepirà intorno al Milione di Euro all'anno, più eventuali bonus dovuto a goal e magari titoli vinti. "Vinco lo Scudetto e poi smetto", così ha commentato il capitano subito dopo la firma,avvenuta proprio nel cantiere del Nuovo delle Alpi. Gli ha fatto eco il presidente Agnelli, desideroso di riportare la Juve ai vertici e sa quanto Alex potrà dare ancora alla causa bianco-nera. I numeri di Del Piero, quindi, sono destinati ad aumentare, ma per ora citiamo quelli dove si è fermato, che comunque costituiscono record assoluti in Juventus: 674 presenze (record) con 284 goal (record). Ha vinto 7 campionati italiani (5 riconosciuti e 2 revocati),1 Coppa Italia,4 Supercoppa Italiana,1 Champions League, Super Coppa Europea e Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Intertoto e nel 2007 1 Campionato Italiano di Serie B. Con la Nazionale Italiana è stato campione del Mondo 2006 e vice campione europeo nel 2000.
Con la diciannovesima stagione da calciatore alla Juventus, Del Piero entrerà nella leggenda del calcio: ha come obiettivo raggiungere quota 300 goal in bianconero: ne mancano 16, l'obiettivo è possibile. Auguri Alex.

Basket Eurolega- Siena eliminata in semifinale: finale Panathinaikos - M.Tel Aviv



A Barcellona, nel teatro del Palau Sant Jordi, il Montepaschi Siena non riesce a qualificarsi per la finale. Gli sbarra la strada il Panathinaikos di Zelimir Obradovic, che va a caccia del sesto titolo europeo. Il punteggio finale è di 77-69. Nel primo tempo, Siena trova 10 rimbalzi in più rispetto ai greci (tutti quelli in attacco, praticamente). Nel secondo, è pesantissima la statistica del tiro da due per gli uomini di Simone Pianigiani: 5/21. Da parte greca, sono i greci a decidere la partita: Fotsis con 17 punti, Calathes con 16 punti, e Diamantidis con giocate importantissime benché non siano relazionate alla voce “punti”. 14 punti per Mike Batiste, una specie di greco di adozione. Siena rimane tradita da McCalebb e Hairston, con Marko Jaric che rimane nullo per tutti i 14 minuti in cui è in campo, all’esatto opposto della serie di quarti di finale contro l’Olympiakos. Nell’altra semifinale, il Maccabi Tel Aviv ha superato nettamente il Real Madrid per 82-63.
PANATHINAIKOS 77-69 MONTEPASCHI SIENA
PRIMO QUARTO
Nei primi tre minuti e mezzo, a ogni colpo segnato da Siena risponde il PAO, benché vi siano diversi momenti di alta confusione. Il Montepaschi trova il +5 con Lavrinovic (che segna, assieme a Rakovic, 11 dei primi 15 punti senesi) dopo quasi 6 minuti. Il risultato rimane comunque nei binari dell’equilibrio, col Pnathinaikos che ha la possibilità di andare avanti a fine quarto, ma la tripla di Diamantidis è annullata perché Batiste gli aggiusta il canestro. Sulla rimessa per Siena, Zisis segna da sei metri il 17-21.
SECONDO QUARTO
I primi minuti sono pieni di errori, con tre canestri di Siena dalla lunetta e un’unica tripla di Nicholas in due minuti e mezzo. Sato, nel mezzo, pensa di dare una gomitata a Carraretto, prendendosi un antisportivo che il Montepaschi non sfrutta facendo un solo punto, con Zisis dalla lunetta. A metà periodo, Rakovic si ritrova con tre falli, cosa che non impedisce a Siena di prendere una marea di rimbalzi in più rispetto ai greci. Gli uomini di Pianigiani non sfruttano però questa superiorità, così il Panathinaikos piazza un 8-0 che lo manda per la prima volta avanti. Il nervosismo della formazione senese si fa pesante, e ne approfittano i greci che utilizzano Diamantidis, Fotsis e Mike Batiste per chiudere il primo tempo sul +4 (40-36).
TERZO QUARTO
Al rientro dagli spogliatoi, si procede in maniera anche peggiore dei primi 20 minuti, con due soli canestri in cinque minuti e 40 secondi. Chi ricomincia a segnare è il Panathinaikos, che sale sul 49-38. Siena ha tantissimi problemi in attacco e anche nei falli, con Rakovic che se ne ritrova 4 sul groppone a 2’50″ dalla fine del periodo, andando a far compagnia a Lavrinovic e Moss. Un 2/2 di McCalebb ferma l’assenza di punti senese, ma Fotsis da tre segna il 52-40. Moss e Hairston cercano ancora di limitare i danni con uno 0-5 di parziale, però quando ne ha l’occasione, Siena non sfrutta la possibilità del -4 con McCalebb. Alla vigilia degli ultimi 10 minuti, si è sul 56-47 Panathinaikos.
QUARTO QUARTO
Le mani di Calathes e i punti di Diamantidis, importanti quando servono, tengono avanti di 9 i greci, ma il Montepaschi non demorde e una tripla di Stonerook costringe al time out Obradovic con oltre sette minuti da giocare. Mentre Calathes trascina il PAO, per Siena, sul 66-57, c’è un pesante errore di Moss da tre punti, a cui segue immediatamente dopo il quinto fallo di Lavrinovic. Kaukenas tenta di scuotere ancora i suoi riuscendo a prendersi, sul 68-57, un gioco da quattro punti. A tre minuti dalla fine, una furiosa lotta a rimbalzo premia Perperoglou, con Mike Batiste che nell’azione piazza un canestro che sarebbe decisivo, se Rakovic non cercasse di tenere in vita il Montepaschi, che rientra fino al -5 (72-67). E’ però l’ultimo sussulto, perché i palloni decisivi sono giocati benissimo dal Panathinaikos, che chiude i giochi nelle persone di Mike Batiste, Dimitris Diamantidis e Antonis Fotsis.
MACCABI TEL AVIV 82-63 REAL MADRID
Un tempo di equilibrio, e un altro di dominio israeliano. Così si può definire l’andamento della seconda semifinale. Con cinque uomini in doppia cifra e un Chuck Eidson semplicemente impossibile da fermare, il Maccabi si guadagna l’accesso alla finale per la prima volta dopo 3 anni (2008, CSKA-Maccabi 91-77, l’ultima Eurolega vinta da Ettore Messina). Nel primo quarto, l’equilibrio si mantiene da parte gialla con Pargo e Pnini, da parte spagnola con Reyes e Tomic. Un primo allungo israeliano è causato dal duo Schortsanitis-Blutenthal (o Blu, secondo l’attuale definizione), per il 22-14. La risposta degli uomini di Lele Molin si ha per mano di Pablo Prigioni, che con due triple guida il controparziale di 2-10 per il 24 pari. L’equilibrio resta tale fino a fine primo tempo (32-29) per proseguire ancora lungo la prima metà del terzo periodo. Eidson, qui, decide di far partire l’inesorabile marcia che porta prima al 55-47 che si antepone agli ultimi 10 minuti, poi a un autentico massacro che porta la partita a un punto di fine quando il Real finisce sotto di 17 a sei minuti dalla fine.

mercoledì 4 maggio 2011

Champions League- Barcellona in Finale, eliminato il Real



Il Barcellona raggiunge la finale di Champions League, che si giocherà a Wembley (Londra) il prossimo 28 Maggio. I catalani hanno eliminato in semifinale i rivali del Real Madrid, grazie ad un punteggio complessivo di 3-1 (2-0 a Madrid e 1-1 il ritorno al Camp Nou), ed attendono ora la vincente della sfida tra Manchester United e Shalke 04, con i primi in vantaggio 2-0 e papabili per la finale. Potrebbe quindi riviversi la rivincita della finale di Roma 2009, quando il Barcellona vinse la coppa contro lo United 2-0, con reti di Eto'o e Messi.

I NUMERI DEL BARCA- Il Barcellona è una macchina perfetta, troppo forte per qualsiasi squadra in questo momento. Una compattezza di squadra strepitosa, grande capacità di palleggio e in fase di non possesso, pressing altissimo per recuperare immediatamente la palla. Per battere tale corazzata, c'è bisogno di una squadra capace di correre e pressare i catalani dal 1' al 90', cosa quasi impossibile, perchè reggere il ritmo di Messi e compagni è durissima. La forza dei blaugrana sta anche quando ci sono difese schierate, ben disposte: lo dimostra il goal dell'1-0 di ieri sera contro il Real, quando solo tre giocatori, contro una difesa di sei elementi, sono riusciti ad andare in rete con tre passaggi. La bellezza del gioco dei catalani è entusiasmante: possesso palla, tocchi di prima e veloci per disorientare l'avversario e gioco corale, con anche i difensori, oltre che ottimi in fase difensiva, sono bravissimi ad impostare azioni offensive e dar palla a chi deve finalizzare l'azione. Per qualsiasi avversario sarebbe difficile affrontare tale squadra, che al momento non ha rivali al mondo. Da segnalare il lieto fine della vicenda Abidal: il terzino francese operato di tumore ai polmoni un mese e mezzo fa, anche se per due minuti, è tornato in campo. Queste sono notizie e storie bellissime da raccontare, che vanno al di la di tutto.
IL BUON LAVORO DI MOU- Comunque vanno fatti i complimenti al Real di Mourinho e al buon lavoro del portoghese. Analizziamo i cinque "classicos" giocati: il primo al Camp Nou la manita, poi ritorno in campionato 1-1, con modulo difensivo, lo stesso usato per la Finale di Coppa del Rey, vinta dal Madrid 1-0. E poi lo 0-2 e '1-1 in Champions. Cosa si può dire: ad inizio stagione con una squadra in fase di allestimento, la differenza con i catalani era enorme, visto il 5-0. Poi con il lavoro,l'assemblamento del gruppo, lo studio dell'avversario, il Real ha saputo cucire nettamente il margine con i rivali, tanto da vincersi anche la Coppa del Rey. Va detto, a livello di singoli, il Real è addirittura superiore al Barça, ma l'organizzazione di gioco, la coralità e la compattezza di gruppo, sono tutte in favore ai catalani. Il Barcellona inizia azioni palla al piede dal portiere, in difesa, i difensori anche se pressati, non spazzano quasi mai via la palla, ma cercano il centrocampista libero. Invece il Real, quando doveva partire dalle retrovie, cerca sempre il lancio lungo. Va detto, col tempo, Mourinho probabilmente riuscirà ad avere la meglio. Già riportare in semifinale di Champions i "blancos" dopo otto anni (ricorderete la semifinale del 2003 contro una grandissima Juventus di un super Nedved) è un grande traguardo ed uscire contro chi è "semplicemente" più forte ci sta. Un commento alla fine sull'atteggiamento post partita usato da Mourinho e vice, Karanka, e da tutti i giocatori del Real: atteggiamento che non va bene, prendersela con l'arbitraggio e dire che ha condizionato l'esito della doppia sfida è inammissibile. Solo in due (Xabi Alonso e Arbeloa) hanno fatto i complimenti ai rivali più forti. Certo, alcune decisioni dubbie ci sono state, ma da qui a dire che l'arbitro ha falsato l'esito delle semifinali è troppo. Complimenti al Barcellona che arriva alla seconda finale in tre anni, la settima nella sua celeberrima storia.

lunedì 2 maggio 2011

Calcio- Pepe regala i tre punti alla Juve contro la Lazio




ROMA- Nel posticipo della trentacinquesima giornata di Serie A, la Juventus espugna nel finale l'Olimpico di Roma, battendo la Lazio 1-0 grazie ad una rete di Simone Pepe. Vittoria, però, assolutamente immeritata dei bianconeri, autori di una gara totalmente difensiva, ma capaci di sfruttare, se non l'unica, una delle pochissime opportunità da rete avute. Cosa che invece non ha fatto la Lazio, che ha fatto la partita, costruito 4-5 palle goal, ma sfruttate male. Con tale successo la Juventus rivede vicina l'Europa League, con laChampions distante 4 punti, forse troppi a 3 giornate dal termine, ma rispetto agli 11 di un mesetto fa, fanno sperare. La Lazio rimane sempre quarta, ma ha solo un punto di vantaggio sulla Roma e l'Udinese e la prossima sfida è proprio al Friuli contro i bianconeri.
LA PARTITA- Un "Olimpico" da grandi eventi, con oltre 50.000 sugli spalti, accoglie l'ingresso in campo di Lazio-Juve. Partita posticipata al "Monday Night", vista la difficile situazione della capitale, per quanto riguarda l'ordine pubblico, nella giornata di domenica, con Roma invasa da milioni di pellegrini e turisti per la Beatificazione di Giovanni Paolo II. Quindi, nonostante il lunedi sera, tanta gente allo stadio per spingere la Lazio al successo per consolidare il quarto posto. La Juventus invece cerca punti per riagganciare la zona europea. La partita viene disputata su ritmi molto blandi, con la Juventus rintanata in difesa, quasi da provinciale, aspettando un errore dei capitolini. La Lazio però, ben messa in campo, ha ben fatto la partita, sbagliando già nel primo tempo due nitide palle goal con Brocchi e Zarate. La Juventus nell'unica azione creta, si divora un goal con Matri che da solo, spara sul portiere Muslera. Il primo tempo termina sullo 0-0. La ripresa, parte con ritmi leggermente più alti, ma subito si rimette sulla falsa riga del primo tempo. La Lazio crea altre pericolose occasioni, ancora fallite da Brocchi e Hernanes. La Juve soffre e Del Neri, vedendo l'incapacità di offendere, toglie Matri e mette Toni, passando ad un gioco con lanci lunghi per la torre. A 10 minuti dalla fine, la svolta del match: il capitano laziale Ledesma, stende a centrocampo Felipe Melo, lanciato in contropiede. Doppio giallo per l'oriundo ed espulsione. Lazio in 10 e Juve che ne approfitta subito. I bianconeri alzano il baricentro e creano mischie in area: all'87' su cross di Salihamidzic, Pepe smarcato sul secondo palo, di sinistro, batte Muslera per il goal partita. La Juventus passa così a Roma contro una Lazio meritevole. I bianconeri si può dire, recuperano per strada quello che avevano perso la scorsa domenica con il Catania. Per la Lazio brutto stop interno, con la corsa Champions che si complica maledettamente. La Juve può ancora sognare la massima competizione europea. I bianconeri centrano il settimo risultato utile, con quattro vittorie e tre pareggi. Vediamo dove potrà arrivare la Signora a tre giornate dal termine. A questo punto, i rimpianti per i tanti punti persi, sono enormi, visti i soli 4 punti di distanza dal quarto posto.

domenica 1 maggio 2011

Basket- Impresa di Avellino che vince a Siena


SIENA- Nell'anticipo della terz'ultima giornata della regoular season di Serie A di Basket, dal Pala Estra di Siena, arriva un risultato clamoroso. La capolista Montepaschi Siena, ancora imbattuta in casa, perde contro un'ottima Air Avellino. Irpini che ottengono il blitz con il punteggio di 77-82, raggiungendo così il quarto posto in classifica a 30 punti, accumulando inoltre 2 punti preziosi per la corsa verso i playoff. Siena invece, esce sconfitta, ma la testa dei campioni d'Italia, è già a Barcellona, dove si giocherà le Final Four di Eurolega. Con ciò non va tolto il merito ad Avellino.
LA PARTITA- La sfida del Pala Estra, ha immediatamente regalato emozioni inattese. L'Air Avellino ha approcciato la gara con le giuste motivazioni, imponendo ritmi elevatissimi nel primo quarto, che Siena ha faticato a tenere. Clamoroso il +12, con il quale si è chiusa la prima frazione, sul punteggio di 16-28 per i campani. Gli irpini hanno poi tenuto bene il campo nei restanti quarti, difendendo con ordine il vantaggio, permettendo alla Montepaschi di rientrare soltanto nel finale, quando però era troppo tardi. Il sogno quindi diventa realtà per i lupi irpini.Per la prima volta nella storia, espugnato il Pala Estra, con il punteggio di 77-82. Top scorer della partita, il senese Lavrinovic, con 24 punti. Ma per l'Air, grande prova del solito immenso Thomas (23 punti), bene anche Johnson e Green, il quale ha chiuso con una "doppia doppia", con 16 punti e 10 assist. Con tale successo Avellino si galvanizza per il finale di stagione ed il sogno playoff è sempre più vicino. Per i campani terza vittoria di fila. Siena invece, già vincitrice della regoular season, sta preparando l'Eurolega per poi concentrarsi sul campionato e i playoff.