martedì 19 aprile 2011

Bennet Cantù-Angelico Biella 82-77

Suda le proverbiali sette camicie la Bennet per avere ragione di un'Angelico perfetta per due quarti sino a quando prima Micov e poi Leunen decidono di spostare l'inerzia della gara a favore della formazione di casa. Mancano 3'57” alla sirena e quei due tiri, con la concomitante sconfitta dell'AJ a Varese, potrebbero valere una stagione intera. Perchè era questa la vera posta in palio per la Bennet al salto a due. Vincere e magari sperare in un concomitante risultato positivo in arrivo da Varese.



Missione compiuta per la pattuglia di Trinchieri. Non senza difficoltà però. Perchè Biella, priva di Suton (ma anche Cantù ha Marconato in panchina per onor di firma), ha messo in campo tutto l'orgoglio e il cuore a disposizione. Il che fa ben sperare, questa è la tesi piemontese, per un finale di stagione che si preannuncia complicato. E' stata sempre avanti nel punteggio l'Angelico, dimostrando di valere ampiamente la serie A.

Quella serie A messa in discussione all'intervallo da Marco Atripaldi, arrabbiato per qualche decisione arbitrale (leggi due tecnici consecutivi fischiati in successione a Jurak e Cancellieri). “Abbiamo giocato alla pari con la Bennet e questo è un buon segnale” - è il commento di Cancellieri a fine gara -. La differenza l'hanno fatta gli episodi. Cantù ha vinto perchè nel momento topico della gara ha potuto contare su un maggior numero di giocatori di talento.

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